Episode Transcript
[00:00:05] Speaker A: No!
[00:00:16] Speaker B: Bloomsday Genova è un podcast originale del Dipartimento di Lingue e Culture Moderne dell'Università di Genova a cura di Massimo Bacigalupo.
Le voci sono di Massimo Bacigalupo, Serena Spazzarini, Marco Marzagalli, Maria Elisa Gallo, Alberto Nocerino, Pietro Fabri, Marina Guidoni.
Il montaggio è di Alberto Baschiera.
I testi sono di Massimo Bacigalupo e, naturalmente, di James Joyce.
[00:00:54] Speaker C: Nell'Ulisse di James Joyce il protagonista, il
[00:00:57] Speaker D: nuovo Ulisse che si chiama Leopold Bloom il 16 giugno del 1904 attraversa Dublino girando per la città e lasciando a casa la moglie e sapendo anche che la moglie nel corso del pomeriggio lo tradirà e questa è una preoccupazione continua
[00:01:15] Speaker C: ma d'altra parte lui si guarda bene
[00:01:16] Speaker D: dal tornare a casa perché in qualche modo c'è una specie di complicità fra lui e la moglie in questo tradimento Dopo essere spartito da casa, aver fatto colazione, poi girato per le strade, andato a fare un bagno nei bagni pubblici, poi va a un funerale.
Come si è potuto sentire in un precedente episodio, un precedente podcast, va poi al giornale, così si vedono un po' tutti i momenti della città, tutti gli aspetti della vita quotidiana di una città moderna, ormai è una città di più di cento anni fa ma che assomiglia molto a una città di oggi e per questo che si può anche ambientare a Genova nei luoghi simili a quelli in cui si svolge l'azione e poi arriva l'ora del pranzo e il Bloom pensa naturalmente che vuole andare in qualche posto a mangiare Oggi per leggere un brano di questo straordinario episodio che appunto è dedicato al pranzo e che di solito viene letto verso le 13 c'è con noi Maria Gallo che è una componente del gruppo teatrale L'Atelier che da molti anni partecipa al Bloomsday con molta simpatia, molta partecipazione e anche molta professionalità perché è un gruppo che ha una lunga storia di performance, di letture.
Bene, grazie Maria che sei venuta a farci sentire un pezzo di una delle tante letture che avete fatto nel corso di diversi decenni. Com'è stata questa esperienza? Come avete scoperto questa strana cosa che è il Bloomsday genovese?
[00:03:08] Speaker E: Grazie prima di tutto per l'invito, sono molto contenta di essere qui anche perché il mio gruppo, come hai detto, all'Atelier è da 20 anni che partecipa alla giornata del Bloomsday e avevo letto dal giornale che cercavate dei gruppi e quindi io mi sono presentata, ho fatto una lettura e abbiamo iniziato col primo episodio alle ore 21, era il rifugio nei trogoli di Santa Brigida. Ed allora è stata un'avventura bellissima perché
[00:03:35] Speaker F: credo che sia un momento soprattutto di collettività.
[00:03:39] Speaker E: Penso che tutti i genovesi aspettino questo giorno perché il centro storico viene ravvivato da tutti questi personaggi e credo che gli stessi personaggi di Joyce siano contenti di attraversare tutto il centro storico, soprattutto andando in luoghi che a volte sono anche chiusi al pubblico.
[00:03:58] Speaker F: e poi la cosa bella che è
[00:04:00] Speaker E: una lettura molto democratica cioè non c'è bisogno di essere bravi o di essere attori tutti possono partecipare, c'è questo momento allegro delle prove, della condivisione e soprattutto si approfondisce un testo che rimane sempre attualissimo perché tra le righe uno scopre sempre in ogni lettura, in ogni momento delle cose sempre molto interessanti e oggi attualissime direi.
[00:04:26] Speaker D: In effetti anche per me, che da tanti anni mi occupo del coordinamento di queste letture, è sempre una sorpresa perché è chiaro che un libro così ricco, anche un libro così ampio, fatto di tanti microeventi, di tanti particolari, di tanti pensieri che si avvicendano nella mente dei protagonisti, è inesauribile perché la nostra memoria non è abbastanza capace per ricordare tutto. Anche se ci ricordiamo, non ci ricordiamo con quale genialità Joyce ha saputo costruire. Infatti è un po' un mistero come lui abbia potuto farlo.
Il libro uscì nel 1922 come aveva potuto creare quest'opera gigantesca in un'epoca dove si lavorava naturalmente con carta e matita, con tanti foglietti, lui usava dei colori e così via per cercare di ricordarsi in quale episodio aveva infilato una frase, insomma un lavoro da certo punto poi lui era anche un po' cieco, però era anche un uomo giovane, era un quarantenne era più giovane quando cominciò perché ci ha messo sette anni a scriverlo per cui aveva anche delle energie che sono anche quelle della scoperta e poi ci si divertì molto perché come appunto stava dicendo Maria Gallo c'è molto di gusto, di divertimento specialmente nella creazione di questo Ulisse che è un personaggio molto amabile molto tollerante, aperto, però anche con le sue idee che lui non manca di esprimere quello che gli piace e quello che non gli piace, ad esempio dice che non gli piacciono le donne quando hanno le calze che gli scendono, cose anche banalissime, però la vita è fatta anche di pensieri banali e c'è questo sempre contrasto fra questi pensieri quotidiani che non sono però sciocchi e poi delle volte, dei momenti che sono veramente dei momenti di poesia e anche dei momenti di commozione. Dopotutto lui è un uomo un po' solitario, è un uomo che ha questo problema del tradimento della moglie, sa che è un po' lo zimbello della città.
Ma ora vediamolo alle prese con il problema di mettere qualche cosa in bocca all'ora di pranzo e lui gira per la strada e prima entra in una trattoria che gli fa una pessima impressione.
e sentiamo i suoi pensieri, il suo sguardo che si posa su questa folla famelica che si sta riempiendo la bocca in una maniera che fa passare la fame piuttosto che farla venire. ed è dunque un'esperienza sgradevole, un po' disgustosa. In Joyce c'è anche questo elemento di guardare sempre tutti gli aspetti della realtà e anche delle reazioni di disgusto, le cose che di solito non si dicono nemmeno. Tutto questo viene detto, perché addirittura nel primo episodio lo vediamo andare di corpo e questo fu una cosa che scandalizzò perfino il suo amico Ezra Pound che quando mandò questo episodio alla rivista che lo pubblicava perché se ne occupava Pound tagliò qualche frase di questa scena quando lui stava seduto sulla seggetta nel suo giardino. Ma ora ecco, vediamo Bloom come reagisce davanti a una scena di una folla affamata che si butta sul cibo.
[00:08:00] Speaker F: Con cuore agitato sospinse la porta del ristorante Barton.
Il tanfo gli tolse il tremolo fiato.
Sugo di carne piccante, risciacquatura di verdure.
Guarda, il pasto delle belve.
Uomini, uomini, uomini.
Appollaiati sui seggiolini alti del bar, cappelli spostati all'indietro, ai tavoli chiedevano altro pane compreso nel prezzo, ingurgitando, ingollando sorsate di sbroda, gli occhi sporgenti, pulendosi baffi umidi.
Un giovanotto pallido, dal viso color sugna, furbiva bicchiere, coltello, forchette e cucchiaio col tovagliolo.
Un'altra infornata di microbi.
Un uomo col tovagliolo da bambino, macchiato di salsa rimboccato intorno al collo, spalava minestra gorgogliante giù per la strozza.
Un uomo risputava qualcosa nel piatto.
Cartilagini semimasticate.
Niente denti per mas-mas-mas-masticarle.
Biascia bistecca dalla griglia.
S'ingozzano per farla finita. Occhi tristi di Beone.
S'è cacciato in bocca più di quel che può mandar giù.
Anch'io son così?
Vedersi come ci vedono gli altri.
Uomo affamato, uomo arrabbiato.
Denti e macelli al lavoro.
No! Un osso!
Rosbif e cavolo!
Uno stufatino!
odori d'uomun.
Gli si rivoltò lo stomaco, segatura sputacchiata, fumo dolciastro tiepidiccio di sigarette, lezzo di tabacco da masticare, birra versata, piscio umano birroso, rancidume di fermentazione.
Qui non manderei giù un boccone.
Quello che arrota forchette e coltello per mangiare tutto quello che ha davanti.
Il vecchio che si stuzzica i dentucci.
piccolo rigurgito, pieno ruminamento, prima e dopo.
Benedicte dopo il pasto.
Guarda questo ritratto e poi quell'altro.
Assorbono il sugo dello stufato con pezzettini di pane spugnoso.
Leccalo dal piatto, amico.
Andiamocene.
[00:10:42] Speaker C: Joyce era sempre elegante e amava mangiare nei migliori ristoranti quando poteva permetterselo.
Qui disegna un quadro infernale dell'umanità intenta a una delle principali funzioni corporali, la corporeità e la materialità del corpo, insomma la fisicità è molto molto importante nell'Ulisse.
Basta poco che questo belluino ingozzarsi che ci tocca a fare quotidianamente risulti disgustoso.
e infatti l'episodio del pranzo veniva designato da Joyce col titolo Le Strigoni che
[00:11:18] Speaker D: sono il popolo di sanguinari cannibali a
[00:11:21] Speaker C: cui odisseo sfugge per miracolo.
Certo questa descrizione del ristorante popolare è magnifica Visto che Joyce viveva a Trieste quando concepì l'Ulisse, è probabile che abbia preso a modello le mense e trattorie popolari triestine.
Ma l'umanità è sempre la stessa, in
[00:11:43] Speaker D: tutti i luoghi come in tutti i tempi.
Dalle stelle alle stalle.
[00:11:48] Speaker C: Sta anche qui l'universalità dell'Ulisse.
A Genova il pranzo è stato spesso letto in luoghi dove era possibile rifocillarsi.
Dopo la brutta delusione della trattoria Burton con tutta questa umanità affamata, Bloom, che ancora cerca qualche cosa da mettere sotto i denti, trova conforto in un pub, nel pub di Davy Byrne, accogliente e tranquillo, che ancora oggi offre birra e spuntini nel pieno centro di Dublino, a Grafton Street.
[00:12:29] Speaker F: Entrò da David Byrne, locale per bene.
[00:12:32] Speaker E: Lui non chiacchiera.
[00:12:34] Speaker F: Ogni tanto offre da bere.
Ma una volta ogni quattro anni. Albise stile.
Una volta mi ha incassato un assegno.
Cosa prendo ora?
Tirò fuori l'orologio.
Vediamo ora.
Birra gassata.
Hola, Bloom, disse Nosy Flynn dal suo angolino. Hola, Flynn.
Come va la vita?
A meraviglia.
[00:13:01] Speaker E: Vediamo.
[00:13:02] Speaker F: Prenderò un bicchiere di borgogna e poi... Vediamo.
Sardine sugli scaffali.
Sembra di sentire il sapore a guardarle.
Un tramezzino?
La pace e la guerra dipendono dalla
[00:13:20] Speaker E: digestione di un individuo.
[00:13:22] Speaker F: Religioni.
Tacchini e oche di Natale.
Strage degli innocenti.
Mangiare, bere e stare allegri.
E dopo, i posti di pronto soccorso affollati. Teste fasciate.
Il formaggio fa digerire tutto meno se stesso.
[00:13:42] Speaker E: Possente formaggio.
[00:13:45] Speaker F: C'è un tramezzino al formaggio?
Sì, signore.
Mi piacerebbe anche qualche oliva, se ci fosse.
Le preferisco italiane.
Un bel bicchiere di borgogna.
Portalo via.
Lubrifica.
Una bella insalata fresca come un cetriolo.
Don Kernan la sa condire.
Ci mette il tucco da maestro.
Puro olio d'oliva.
Milli, mi servì quella cotoletta con un po' di prezzemolo.
Prendere una cipolla spagnola.
Dio fece il cibo, il diavolo i cuochi.
[00:14:28] Speaker C: E qui in poche righe si avvicendano azioni e pensieri del nostro simpatico Bloom,
[00:14:33] Speaker D: le sue impressioni del gestore del locale, lo scambio convenzionale con un conoscente seduto
[00:14:38] Speaker C: nel pub, la riflessione sulla scelta del cibo.
Forse di nuovo a causa degli anni trascorsi da Joyce a Trieste, Bloom ordina un buon bicchiere di vino rosso, piuttosto che birra, e addirittura olive italiane.
Intanto la sua mente, analitica come quella dell'Ulysseo Merico, riflette su come il cibo influenzia addirittura la storia dell'umanità, la pace e la guerra, e sia oggetto di disposizioni religiose.
e anche le peculiarità digestive del formaggio.
Bloom ha una mente onnivora, enciclopedica, e infatti l'Ulisse è una enciclopedia della vita umana in tutti i suoi aspetti.
Bloom è sempre pronto, ha il gusto delle battute e ricorda il buffo proverbio «Dio fece il cibo, il diavolo i cuochi».
La mente sua, come quella di tutti, procede per associazioni.
Nelle pagine successive il vino farà il suo effetto e Bloom indugerà sul ricordo del primo rapporto sessuale con la futura moglie durante una scampagnata.
Lei lo bacia appassionatamente e gli passa in bocca un biscotto dolciastro.
così il pasto lo riporta un momento centrale della vita sua come di tutti.
L'episodio di questa scampagnata, di questa dichiarazione d'amore, questo episodio verrà ricordato da Molly Bloom sull'ultima pagina del romanzo.
Tutti e due, la nuova Penelope e il nuovo Ulisse, hanno questo ricordo condiviso, del momento decisivo della loro esistenza, e Joyce ce li mostra in momenti diversi nell'atto di rievocarlo.
Bloom un poco malinconicamente, Molly triunfalmente nel magnifico finale.
Grazie a Maria Elisa Gallo per averci portato nella Dublino del 16 giugno 1904 e per la partecipazione amichevole e professionale del gruppo teatrale L'Atelier al Bloomsday Genova.
[00:17:25] Speaker B: Bloom's Day Genova è un podcast originale del Dipartimento di lingue e culture moderne dell'Università di Genova a cura di Massimo Baccigalupo.
Vi aspettiamo a Genova il 16 giugno di ogni anno.